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Che cos’è lo Store Sales Measurement

Come Google controlla i nostri acquisti offline

Quante volte vi è capitato di comprare vestiti, libri o oggetti su internet e trovare, su social e siti, pubblicità su quel genere di prodotti? Che Google e gli altri grandi padroni di Internet possano sapere le nostre preferenze, i nostri gusti e anche quando acquistiamo online, non è una novità ormai. Il problema adesso è che sembrano controllare anche i nostri acquisti fuori dal computer, dagli smartphone, direttamente in un negozio fisico. Come fanno? Proviamo a spiegarlo.

Si chiama “Store Sales Measurement” ed è la nuova funzionalità presentata agli investitori pubblicitari a maggio 2018. Consente alle aziende, che acquistano pacchetti pubblicitari da Google, di sapere quando un utente che ha visto un banner esterno perfeziona l’acquisto in un punto di vista fisico. Un’informazione cruciale per capire i flussi comunicativi non solo online, ma anche offline. Il meccanismo che ne è alla base è stato spiegato da Bloomberg in un articolo, secondo cui Google avrebbe acquistato da Mastercard, tra i principali gestori del mondo per quanto riguarda le carte di credito, i dati relativi alle transazioni di miliardi di utenti in tutto il pianeta, 2 dei quali solo negli Stati Uniti. Google quindi non solo sa quali banner online vediamo e clicchiamo, adesso può anche sapere se abbiamo comprato effettivamente, in un negozio fisico, quel prodotto di cui avevamo manifestato interesse.

L’altra domanda sorge spontanea: Mastercard, che ha incassato per questa vendita milioni di dollari, poteva effettivamente vendere dati privati dei propri clienti senza chiedere il permesso?

Google si difende: i dati sono criptati e trattati in maniera anonima. Nessuna delle due parti è quindi in grado di accedere ad informazioni private che permettano di identificare le singole persone. “Ma le aziende si stanno spingendo troppo oltre – dice Christine Bannan dell’Electronic Privacy Information Center – e persone non si aspettano che ciò che comprano in un negozio fisico possa essere collegato a ciò che fanno online. Le aziende non informano a sufficienza gli utenti e non li informano su come vengono utilizzati i loro dati e che diritti hanno”.

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In Italia è stato il Codacons ad intervenire sull’argomento, emettendo un comunicato stampa in cui si esclude ogni coinvolgimento di clienti italiani, ma chiede comunque al Garante della Privacy di intervenire in questo senso. Qualche mese fa, inoltre, Unicredit si era mosso in questo senso, decidendo di interrompere qualsiasi interazione con Facebook, giudicando il social e il suo traffico di dati assolutamente “non etico”.

Il Grande Fratello ci sta guardando, modificare le disposizioni sulla privacy non ci salverà.

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